lunedì 23 settembre 2013

Lo sgombero forzato dei rom



Carabinieri, polizia di Stato, Polizia municipale: circa 70 agenti di Roma Capitale hanno preso parte, nei giorni scorsi, allo sgombero forzato del campo abusivo di Via Salviati.
L'azione ha fatto seguito all'ordinanza del sindaco Marino n. 184 del 5 agosto con la quale si disponeva “il trasferimento immediato di persone e cose dall'insediamento abusivo di nomadi sito in Via Salviati al ricollocamento presso il villaggio della solidarietà di Castel Romano”; secondo il Campidoglio, lo sgombero si è reso necessario a causa delle condizioni igienico-sanitarie del campo sulla Collatina che risultano estremamente precarie per la mancanza di acqua, luce e servizi.
Cinque famiglie rom avevano accettato il trasferimento e l'assessore al Sostegno sociale e Sussidiarietà, Rita Cutini, aveva dichiarato che “ogni persona poi deciderà se aderire o meno alle alternative proposte”, aggiungendo: “ La volontà dell'assessorato di individuare e promuovere percorsi di inclusione e integrazione c'è tutta. Il rispetto delle regole è tuttavia la premessa indispensabile per costruire insieme alle famiglie rom dei percorsi veri di inserimento, basati sulla fiducia e sul rispetto reciproco”.
Di diverso avviso sono i rappresentanti di Amnesty Internazional, Associazione 21 luglio e Centro europeo per i Diritti dei rom (Errc) che hanno sostenuto che lo sgombero ” Non rispetta standard e garanzie procedurali, ponendosi in continuità con le ripetute violazioni dei diritti umani perpretarti già dalla precedente amministrazione capitolina”. Dopo l'ordinanza del sindaco Marino, la comunità rom aveva scritto, in una lettera aperta, di non voler continuare a vivere in un ghetto e aveva lanciato un appello per richiedere un dialogo diretto con i membri delle istituzioni, ma - secondo i dati raccolti dalle tre organizzazioni - gli incontri non possono essere considerati come “genuine consultazioni”, se si prendono in considerazione le modalità, le tempistiche e il numero dei partecipanti.
Amnesty, Associazione 21 luglio e Errc hanno concluso che: “ ...I villaggi della solidarietà del Comune di Roma non possono essere ritenuti un'alternativa alloggiativa adeguata, essendo stato comprovato come condurre la propria vita all'interno di detti insediamenti compromette la fruizione di diritti imprescindibili sociali ed economici e condiziona fortemente la vita dei suoi abitanti, spesso anche in dispregio dei diritti umani”.






Riportiamo il comunicato stampa, diffuso dall'Associazone 21 luglio

Roma, 12 settembre 2013 ,

Anche l'attore Moni Ovadia, il giornalista Gad Lerner e il presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato Luigi Manconi hanno reagito alla notizia del primo sgombero forzato di un insediamento rom nella Capitale condotto dalla nuova giunta guidata da Ignazio Marino. Lo sgombero era già stato condannato e definito "una grave violazione dei diritti umani” da Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC).

«Le ragioni e le modalità dello sgombero del campo rom di Via Salviati a Roma avvenuto questa mattina ci preoccupano - scrivono Ovadia, Lerner e Manconi -. Secondo Amnesty International, l'Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom, l'operazione è stata effettuata senza rispettare
"gli standard e le garanzie procedurali previsti dalla normativa internazionale". Noi pensiamo che la valutazione di tre associazioni così autorevoli non possa essere ignorata. Tanto meno da parte di una amministrazione come quella guidata dal sindaco Ignazio Marino che ha la nostra simpatia e il nostro sostegno. Anche per questa ragione chiediamo che si trovi una soluzione, la più urgente possibile e quella che maggiormente tuteli la salute e rispetti i diritti fondamentali delle persone sgomberate. E chiediamo che immediatamente si riprenda il confronto con una rappresentanza dei nuclei familiari interessati. Ciò al fine di predisporre dei seri percorsi di integrazione che rispondano alla Strategia nazionale di inclusione dei rom, sinti e caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea che sottolinea la necessità di superamento del modello "campo".