giovedì 26 dicembre 2013

Parlare di mafia e sorridere: si può


Parlare di mafia, sorridere e commuoversi: è possibile. E' riuscito a farlo Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif - ex del trio de Le Iene, celebre trasmissione televisiva di Italia 1, ma anche aiuto regista di Marco Tullio Giordana in quel capolavoro de I 100 passi (sulla vicenda di Peppino Impastato) di cui La mafia uccide solo d'estate è come un fratello cinematografico.
Diliberto è cresciuto professionalmente e ha deciso di mettersi dietro la cinepresa per raccontare la mafia attraverso gli occhi di un bambino, Arturo, e con il registro della commedia che, spesso, durante la narrazione, porta al sorriso.
Nato a Palermo, Arturo è stato concepito lo stesso giorno in cui venne ucciso Michele Cavataio per mano di Riina, Provenzano, Bagarella e da due affiliati della famiglia Badalamenti, tutti travestiti da militari della Guardia di Finanza. 

Sono gli anni in cui la mafia abbatte quegli eroi contemporanei che hanno lottato fino all'ultimo per sconfiggerla, in una città omertosa, impaurita o rassegnata. E il piccolo Arturo, che cresce in questo ambiente complesso e contraddittorio dove alcuni sono gentili e altri spietati, vuole incontrare chi sta dalla parte giusta come il commissario Boris Giuliano o il Generale Dalla Chiesa. L'unico che non riesce ad incontrare è il Presidente del Consiglio, che in quegli anni era Giulio Andreotti, ma che dallo schermo televisivo gli impartisce una lezione sentimentale. Sì, perchè il nostro giovane protagonista è da sempre innamorato di Flora che vede come una principessa fin dai tempi delle elementari.
Passano gli anni, i bambini crescono e Arturo coltiva la passione per il giornalismo; non riesce ad essere molto diverso da quella comunità che non vuole ribellarsi al malaffare. Ma, nel '93, qualcosa cambia. Cambia per Arturo e Flora, cambia per Palermo, cambia per l'Italia intera: l'uccisione dei giudici Falcone e Borsellino squarcia le coscienze e riconsegna la voglia di dire “no” alla violenza e all'ingiustizia. E dal sorriso si passa alla riflessione. 
Un viaggio lucido, a tratti anche divertente, in un Paese-bambino che, forse, un po' negli anni è cresciuto: come il protagonista, infatti, anche gli italiani hanno acquisito lucidità e fermezza nell'affrancarsi dalla cultura della prevaricazione e delle minacce per desiderare riaffermare i valori dell'onestà e dell'amore, quello autentico e pulito. Pif, anche lui palermitano, guarda con disincanto la propria terra, ma le attribuisce la capacità di riscattarsi grazie al ricordo e all' esempio di tante persone cadute per lasciare a tutti noi un futuro limpido e rassicurante. Arturo legge le targhe con i nomi di quelle persone, uomini e donne, giovani e meno giovani, che hanno perso la vita in nome della libertà, della giustizia, del rispetto e della legalità. Quelle targhe che devono essere un monito quotidiano per il nostro impegno a fare altrettanto.

Il film lLa mafia uccide solo d'estate è ancora proiettato nelle sale cinematografiche italiane e presto uscirà in DVD.