martedì 24 giugno 2014

Salviamo Razieh



Nel nostro piccolo, ci uniamo alla voce della comunità internazionale (HumanRights Watch, Amnesty International e molte altre organizzazioni) per salvare la giovane vita di Razieh Ebrahimi che, durante questa settimana, potrebbe essere mandata al patibolo, letteralmente.

Una breve, intensa vita che potrebbe spezzarsi troppo presto: a 14 anni è stata data in sposa ad un uomo molto più grande di lei; l'anno successivo è diventata madre e a 17 ha ucciso il marito.

Tutto accade in Iran. La bambina era stata data in sposa, da suo padre, al vicino di casa, di professione insegnante: mesi e mesi di umiliazioni e di botte fino a quando lei ha deciso di reagire, con altrettanta violenza. Gli ha sparato e ha nascosto il corpo in giardino.

Sembra la trama di un brutto film e, invece, si tratta di una realtà ancora troppo presente nel tessuto sociale di una società contraddittoria e complessa, come quella persiana.

Si chiede, con questo articolo/appello, una giusta pena per la ragazzina, magari accompagnata da un percorso di recupero psicologico e la condanna di ogni forma di uccisione di Stato.

Il caso di Razieh fa riflettere, ancora una volta, su temi e questioni ancora irrisolte, in Iran come in molte altre aree del mondo: quello delle spose-bambine e quello delle esecuzioni per reati commessi prima della maggiore età, o comunque prima dei 18 anni. Pensiamo,a de sempio, anche alle ragazze stuprate e impiccate in India, alle studentesse rapite in Nigeria, ai soprusi in Yemen, Sudan, Arabia Saudita...

Una speranza per evitare a Razieh l'impiccagione sarebbe data dal perdono dei famigliari della vittima e un riscatto in denaro. Ma il problema dovrebbe essere risolto alla radice, con un cambiamento della legislazione e per questo anche la società civile iraniana si sta mobilitando in nome della Giustizia umana e del diritto alla vita.