venerdì 3 ottobre 2014

A un anno da quei corpi nel Mare Nostrum




Mare Nostrum: non come bene comune, ma nel senso in cui ne parlava Mussolini. Un mare che serviva a colonizzare, a schiavizzare, ad assoggettare. E in quello stesso mare, esattamente un anno fa, il 3 ottobre 2013, sono morte tante, troppe persone: uomini, donne, ragazzi, bambini.


Forse pochi ricordano che la maggior parte di loro proveniva dall'Eritrea, proprio uno dei Paesi dell'Africa orientale vittima delle manie imperialiste, ma così legato all'Italia per la cultura che, per anni, ha caratterizzato le sue città: scuole, monumenti, lingua, letteratura...Quanti eritrei hanno sognato il Belpaese negli anni del Fascismo e quanti, oggi, tentano di venire qui, sognando un futuro migliore, un futuro libero da una nuova, contemporanea dittatura. Ma molti di loro, quel 3 ottobre di un anno fa, non ce l'hanno fatta: sono naufragati, anonimi, in quelle acque che dovevano significare salvezza.

Cosa è cambiato da allora? Frontex si è inasprita, militarizzando terra e mare, invece di aprire corridoi umanitari e ai funerali è stato ufficialmente invitato l'ambasciatore eritreo in Italia, probabilmente complice del dittatore Isaias Afewerki. Quindi poco è cambiato, anzi.

A proposito dei funerali: le commemorazioni delle vittime non sono state fatte a Lampedusa, come logico che fosse, ma ad Agrigento; erano stati annunciati i funerali di Stato, che non sono stati mai effettuati; ma, soprattutto, non sono stati invitati i parenti e gli amici di tutte quelle persone che erano fuggite per cercare rifugio. Nessun rifugio in vita, nessun rispetto in morte.

A loro e ai loro parenti - di cui si stanno cercando le generalità, per dare degna sepoltura ai loro cari - dedichiamo queste poche righe. Perchè almeno la Memoria serva da monito.